Gli orari del Festival

Festival a Palazzo Re Enzo sabato 8 aprile 2017 dalle 10 alle 23, domenica 9 aprile dalle 10 alle 19

lunedì 27 marzo 2017

The True Cost - Tolto il velo, c’è lo specchio

La proiezione del documentario The True Cost, sabato 8 aprile, è l'evento di grande spessore di Terra Equa 2017, Ri-Vestiti! La moda di fare un'altra economia.

video

Il film racconta le storie delle persone che producono i nostri vestiti, l’impatto dell’industria della moda sul mondo e qual è il vero costo di una maglietta a poco prezzo.

Insieme al lavoro di Andrew Morgan saranno presentate le campagne internazionali in corso per la difesa dei diritti dei lavoratori del settore moda.
Interverranno Linda Triggiani (C'è un mondo - Terra Equa); David Cambioli (altraQualità); Deborah Lucchetti (Fair Coop - Campagna Abiti Puliti); Emanuele Giordana (giornalista, saggista e direttore di Lettera22).

Proprio David Cambioli ha scritto per Terra Equa questa magnifica recensione:
The True Cost - Tolto il velo, c’è lo specchio.

http://fashionrevolution.org/event/anteprima-italiana-del-film-the-true-cost-di-andrew-morgan/

Ho visto The True Cost per la prima volta nel 2015.
Era da poco uscito quando lo proiettammo in anteprima nazionale, come Equo Garantito, nel corso del Fair and Ethical Fashion Show che organizzammo a Milano all’interno della World Fair Trade Week.
Ricordo una sala gremita da studenti, stilisti, imprenditori, negozianti equi e non, giornalisti e attivisti, tutti nella stessa sala per la prima e forse unica volta, da che io ricordi.

Il perché è semplice da spiegare, siamo in Italia, la moda è un grosso business, è un emblema del made in Italy ed è un modo di esprimersi per tanti, forse tutti, gli italiani a prescindere che siano frequentatori delle prime alla Scala o che siano graffitari dei sobborghi bolognesi.
Tutti lì per capire se e come il sistema moda possa fare tanto male.

https://www.flickr.com/photos/40831205@N02/8731789941

La risposta è che sì, può.
Le 1135 vittime del crollo del Rana Plaza, in Bangladesh, sono solo la punta dell’iceberg.

The True Cost è un film che svela.

Lo fa alla lettera, ossia toglie i veli che fino a questo momento hanno reso difficile la nostra comprensione del fenomeno.
Difficile ma non impossibile, badate bene, perché tutti noi ormai da tempo abbiamo gli strumenti per capire, nel peggiore dei casi per immaginare, che qualcosa non funziona nel sistema e che il Bengodi della fast fashion si porta dietro delle ingiustizie.

Negli ultimi trent’anni siamo stati trasformati nei testimonial quotidiani dell’age of ‘monnezza.
Un’epoca in cui uomini e ambiente sono considerati rifiuti in funzione della produzione di spazzatura.

https://www.architetturaecosostenibile.it/design/accessori-moda/fast-fashion-impatto-moda-855/

Da un lato un enorme esercito di persone viene sfruttato per creare profitto (agricoltori, operai e infine commessi), dall'altro l’ambiente viene inquinato da prodotti chimici per l’agricoltura e da discariche di fabbriche senza (o con pochi) vincoli verso la conservazione dell’ambiente.

Il tutto per produrre quantità inutili di capi di abbigliamento a buon mercato, alla portata di tutti, in continuazione.
A buon mercato e di pessima qualità, tanto che l’output finale di tutta la filiera è una quantità enorme di rifiuti.

Dati univoci non ve ne sono, ma si tratta di numeri come 30 o 50 milioni di tonnellate all’anno.
Una montagna nel vero senso della parola.
Ma una davvero grande!

http://www.ecowatch.com/fast-fashion-riverblue-2318389169.html?&utm_date=230317&utm_source=Twitter&utm_type=Link&utm_hub=HK

The True Cost viene spesso definito come un film “forte” (ma non temete, se avete visto Revenant ce la potete fare…) e in un certo senso lo è.

È la forza e anche la brutalità dello specchio, che ci rimanda l’immagine di noi stessi per come realmente siamo.

Quelli con i vestiti trendy siamo noi, quelli che li cuciono sono inevitabilmente i nostri schiavi, che lo vogliamo o meno.

http://comune-info.net/2013/06/rifiutare-la-dignita/

A prescindere dalle nostre appartenenze (destra-sinistra, progressisti-conservatori), dal nostro credo e dai nostri sensi di colpa.

Qualcuno di voi a questo punto penserà che intendo colpevolizzarlo.
Niente affatto, lavoro nel commercio equo e so che non è questo il livello che ci interessa.

Non è la colpa, bensì la responsabilità, la molla che può stimolare il cambiamento.

Ciò che il commercio equo cerca di fare da sempre è proporre assieme informazione, conoscenza e alternative pratiche.
Personalmente mi riterrei soddisfatto se dopo la visone del film lo spettatore, dal giorno seguente, iniziasse a guardare qualsiasi abito con occhi diversi, con uno sguardo critico.

http://truecostmovie.com/

Alcuni commentatori hanno scritto: “dopo avere visto questo film nessuno potrà più dire che non sapeva”.
Può darsi, ma in molti altri casi ciò non ha evitato che, pur sapendo, tanti continuassero a fare finta di niente.

Ciò di cui abbiamo bisogno non è solo sapere e neanche è sufficiente capire, ciò di cui abbiamo bisogno è riuscire a provare “compassione” (non pena) nel senso etimologico di” soffrire insieme” o “soffrire con” (cum – insieme; patior – soffro), un sentimento che parla di partecipazione e solidarietà nei confronti, molto banalmente, di chi ci veste.

Un’alleanza solidale tra produttori e consumatori.
Un pensiero assolutamente positivo, dove partecipare serve a trovare una soluzione comune, laddove il problema è di tutti (da tempo ormai possiamo apprezzare i fall out di inquinamento, povertà e ingiustizia).

A questo punto voi potreste diventare i testimonial di una nuova forma di giustizia, semplicemente indossando abiti prodotti con giustizia e mostrandolo con orgoglio.

Il sistema moda ci ha cresciuto insinuando nelle nostre menti che questioni quali la protezione dell’ambiente, la giustizia sociale, l’eticità della produzione e la riduzione dei consumi sono solo preoccupazioni da sfigati.
Bè, la buona notizia è che si sbagliavano di brutto!

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