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martedì 3 giugno 2014

Ha l'amore spazio in economia?


Il professor Stefano Zamagni terrà la sua lectio magistralis sabato 7 giugno alle 11:00 nella Sala dei Convegni di Palazzo Re Enzo

Siamo andati a recuperare una intervista rilasciata da Zamagni a Felicia Buonomo della Gazzetta di Modena, in occasione della lezione del 15 settembre 2013 in Piazza Grande nell'ambito del Festival Filosofia.
Ne riportiamo stralci.

«C'è un vizio riduzionista da parte di chi collega l'amore ai soli sentimenti. Una sfera che merita sicuramente attenzione, ma abbiamo intere biblioteche su questo aspetto. 
Quello che io trovo sfidante è domandarsi se la sfera economica, le economie di mercato, in cui ognuno di noi passa circa il 70% del proprio tempo, abbia qualche collegamento con l'amore.
Io trovo di sì.»
Dunque lei cosa propone?
«La proposta che io farò è di provare a far comprendere che è possibile organizzare il processo economico, l'attività di mercato, sia all'interno che all'esterno delle imprese, in modo da recuperare gli aspetti essenziali della categoria amore, che sono: l'affermazione della propria identità personale, il soddisfacimento del bisogno di felicità che è in ognuno di noi.»
Qualche esempio?
«Pensiamo all'attività di impresa, a come viene organizzato il lavoro nelle imprese. Ancora oggi prevale il modello taylorista, in cui il padrone con la frusta obbliga i collaboratori a seguire un modello di comportamento sotto la minaccia del licenziamento; e questo vale soprattutto per le donne. Se organizzo il processo produttivo in questo modo la parole amore non esiste.
Ma io credo si possa declinare l'amore nella sfera economica. C'è la sfida di applicare all'economia la categoria del dono come gratuità, non come regalo.»
Qual è la differenza?
«Il regalo è un oggetto, il dono è una relazione interpersonale.
Categorizzare l'amore in ambito economico significa introdurre il dono come gratuità, come relazione.
Questo si chiama modello di economia civile di mercato, in contrapposizione all'economia neo liberista di mercato, ad oggi dominante, ma già in crisi irreversibile, perché la gente è stanca». 
[Credit foto]
In quanto tempo si arriverà a questo nuovo modello?
«Ci vorrà almeno una generazione, 25 anni. Prima devono uscire di scena coloro che hanno formato le mappe cognitive sul vecchio modello.
E quello che sostengo è che l'avvento dell'economia civile di mercato sarà potentemente portato avanti dalle donne. Perché quando le donne comandano, cambia l'organizzazione e l'impresa fa profitti, oltre a migliorare la qualità della vita.
L'esempio storico italiano per eccellenza di questo modello di economia civile di mercato è l'Olivetti, che non a caso era l'impresa numero uno a livello mondiale, perché le persone venivano trattate come dono.»
In effetti abbiamo riportato l'intervista quasi per intero.
Qua comunque trovate anche le poche parti che mancano.

Aggiungiamo che Stefano Zamagni è professore ordinario di Economia Politica all'Università di Bologna (Facoltà di Economia) e Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center.


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