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lunedì 26 maggio 2014

Terra Equa ci aiuterà a spezzare "Le catene del debito"?


Secondo Francuccio Gesualdi il debito non nasce da una serie di circostanze sfortunate e di errori di pianificazione, ma da una precisa e per lungo tempo condivisa strategia, orientata a contenere il conflitto sociale e a sostenere le forme di consumo richieste dalla struttura produttiva del tardo capitalismo industriale.

Eppure, in nome del debito vengono distrutti i nostri diritti.
Ma davvero non abbiamo altra scelta che pagare impoverendoci?

"Dobbiamo mettere a fuoco che non ci siamo indebitati perché abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità, ma per i tassi di interesse che dal 1980 ci sono costati 2.230 miliardi di euro, per i privilegi fiscali che abbiamo accordato alle classi più ricche, per l’evasione che ammonta a 180 miliardi l’anno, per la corruzione che ci costa ogni anno 50 miliardi, per le spese inutili e dannose come l’alta velocità e l’acquisto degli F35.
Perciò il primo passo da compiere è una grande indagine popolare per capire quale parte di debito è doveroso pagare perché creato a vantaggio del popolo e quale parte è nostro diritto ripudiare perché creato per arricchire banche, imprenditori d’assalto e politici assetati di potere."

"La soluzione è quindi cominciare a occuparci tutti di debito pubblico.
Esigere di aprire un grande dibattito su cause, soluzioni, prospettive. Con occhi nuovi. Con il coraggio di rimettere tutto in discussione."

Francuccio Gesualdi è un attivista e saggista, promotore di campagne su beni comuni, consumo critico, sviluppo sostenibile, fondatore del Centro Nuovo Modello di Sviluppo e insieme ad Alex Zanotelli della Rete Lilliput.
Negli ultimi anni ha incentrato la sua attività sulla questione del debito, cui ha dedicato il saggio Le catene del debito – e come possiamo spezzarle.

Il libro sarà presentato a Terra Equa sabato 7 giugno alle 15:30 nella Sala Convegni di Palazzo Re Enzo, insieme alla Campagna Debito Pubblico, decido anch'io!, promossa dal Centro Nuovo Modello di Sviluppo.
A introdurre ci sarà Pietro Raitano, direttore di Altreconomia.


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